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25° anniversario della fondazione dellIstituto Internazionale Jacques Maritain
Roberto Papini
Segretario Generale dellIstituto Internazionale Jacques Maritain
1. Come Segretario Generale dellIstituto Internazionale Jacques Maritain, ho lonore di associarmi al nostro Presidente per porgere il benvenuto alle Autorità che con la loro presenza onorano questa nostra celebrazione; ai tanti Amici provenienti da vari paesi e che sono qui convenuti, oltre che per la celebrazione del venticinquennale, per partecipare alla Assemblea Generale dellIstituto; a quanti, vecchi e nuovo amici di questo nostro Centro ci mostrano, con la loro presenza, la simpatia e lattenzione con cui accompagnano le nostre attività.
Celebrare questo venticinquennale qui, nella sede del nostro Centro internazionale, ha un significato preciso. E innanzitutto un omaggio, di riconoscenza e di impegno nei riguardi delle realtà e dei governi locali a cui molto dobbiamo se abbiamo potuto fare quello che abbiamo fatto: alla Regione Veneto che in questi anni ha sostenuto con fiducia e generosità i nostri sforzi; alla Provincia di Treviso a cui dobbiamo linsediamento in questa bella sede e con la quale auspichiamo che possa continuare e si possa sempre meglio precisare la collaborazione; a tanti amici che hanno incoraggiato e hanno cooperato con noi in varie iniziative: colleghi del mondo universitario; esponenti del mondo della comunicazione; imprenditori e personalità del mondo finanziario; leader di associazioni; movimenti e gruppi del territorio; rappresentanti e pastori delle Chiese locali. Verso tutti la riconoscenza è viva e sincera.
Ma questa nostra celebrazione qui ha anche un secondo significato. E lomaggio ad una terra che da Marco Polo ai nuovi capitani dimpresa è stata, e lo sarà sempre più, uno spazio dincontro, di incrocio e di fertilizzazione di culture, commerci, valori, sogni, speranze e lavoro. Questo Nord Est è oggi più che mai laboratorio e metafora dei processi di globalizzazione, fatica dinvenzione di nuovi stili di fedeltà alle radici e di apertura alluniversale, passione di memoria e insieme fremito dinnovazione. Qui si respira non solo la riuscita di uneconomia, ma la fatica della ricerca di modi nuovi di fare cultura e di produrre senso delle cose, della vita e del futuro.
E se un Istituto internazionale come il nostro, dove si ritrovano e operano uomini e tradizioni che provengono dai cinque continenti si è trovato bene in questa terra, non possiamo pensare che ciò sia stato per caso. Siamo a celebrare questo venticinquennale anche per dire questo, e per rinnovare il nostro impegno a cercare modi e imprese nuovi per rispondere alle aspettative che il nostro insediamento ha suscitato.
2. Questi venticinque anni hanno suscitato un po dovunque aspettative, sinergie, cooperazioni, amicizie e reti di collaborazioni che ormai non sono più da inventare, ma da mettere proficuamente a frutto. Qualche numero può dire qualcosa.
Venti paesi dei cinque continenti hanno oggi strutture denominate "Maritain" e collegate al nostro Istituto. Se non fosse per il limite delle nostre risorse, queste presenze si moltiplicherebbero. Trecentocinquanta convegni, seminari, colloqui si sono svolti nel mondo in questi anni, promossi dallIstituto Maritain; oltre centoventi volumi, nelle principali lingue occidentali, ma anche in russo, ungherese, serbo-croato, hanno materializzato la ricerca e le attività dellIstituto; la rivista "Notes et Documents" e ledizione latino-americana "Notas y Documentos" dovuta alla generosa iniziativa della nostra Sezione venezuelana, hanno fatto circolare negli ambienti intellettuali e in diversi mondi sociali i temi, i linguaggi, le proposte dellIstituto Maritain; non meno di una ottantina di Università, centri di ricerca, fondazioni e istituzioni culturali nel mondo hanno collaborato con lIstituto Maritain; vari organismi intergovernativi del sistema ONU, Chiese europee e di altri sistemi regionali si sono avvalsi dellopera dellIstituto Maritain o ne hanno sostenuto le attività nel mondo. Questi numeri che possono dire di un successo coronato anche dallattribuzione allIstituto dello statuto di ONG dellUNESCO e della FAO non dicono evidentemente la fatica e la tensione dello sforzo che lo hanno reso possibile. E stata una avventura appassionante, viva, e che a tuttoggi, continua ad apparirci promettente e suscettibile di futuro.
Al di là, comunque, del nostro sforzo e al di là dei nostri stessi limiti la riuscita ha in Maritain stesso le ragioni dellampiezza dellimpatto che lIstituto ha avuto in questi venticinque anni.
Maritain aveva seminato bene, aveva diffuso attorno a sé un potenziale di stima, di rispetto e di originalità nel mondo che ne ha fato un grande riferimento intellettuale in questo secolo che egli ha attraversato, come lui stesso ha scritto, con lorecchio incollato alla terra per decifrare le germinazioni di futuro che si annunciavano. Grande filosofo, è stato grande cristiano e grande attore di passione civile del nostro tempo. Non cè stata grande battaglia del 900 che labbia visto estraneo. Non sempre ne siamo consapevoli, ma tante delle conquiste di questo nostro secolo debbono anche a Maritain un impulso, un contributo e, spesso, delle messe a fuoco di appassionata lucidità. Il suo realismo critico, molto prima di Popper, era la divisa intera della sua prospettiva filosofica ed epistemologica; la distinzione tra ragioni sociali comprensive e plurali e ragione pubblica comune era stata il fulcro della sua filosofia politica molto prima del neo-liberalismo di Rawls; lidea di unautorità mondiale e di una necessaria reinvenzione sociale e morale del "vivere insieme" planetario era stato associata alla critica della sovranità e alla fondazione dei diritti umani il cuore della proposta de L'Uomo e lo Stato alla fine degli anni 40, ben prima degli attuali dibattiti sulla globalizzazione; la critica della ragione sacrale delle religioni e la proposta della necessaria purificazione dello spirituale ha preceduto lattuale rifiuto dei fondamentalismi. E si potrebbe continuare con l'evocazione di tanti altri temi che sono oggi nellagenda dei nostri dibattiti.
Con questi temi Maritain trasmetteva, oltre che direzioni innovative, uno stile, un approccio alle cose e ai processi di sviluppo. Accostandoci a lui, in realtà, ci siamo trovati ad assumere questo stile e, insieme, le risorse di stima, di credito, di audience che il suo pensiero umanistico-integrale era andato cumulando nel mondo.
Se con un valore aggiunto lIstituto ha potuto implementare questa eredità, è stato con lintuizione che ci ha fatto nascere e ci ha guidato in questi anni e che esprimerei così: ciò che può fare linteresse oggi di questa eredità è la ripresa del suo movimento profondo, del cuore di questo pensiero, più che il commento di unopera; e questo cuore è la preoccupazione per il senso umano dei grandi cambiamenti che segnano il nostro tempo. Frequentare i grandi maestri è necessario proprio per poter guardare e vedere meglio nei problemi, nelle sfide e negli interrogativi che non sono più i loro, ma i nostri.
Ebbene, in questi anni, abbiamo cercato di guardare con unottica umanistico-integrale gli scenari di un mondo che per tanti aspetti è così diverso da quello che aveva sotto gli occhi Maritain. Abbiamo soprattutto portato lattenzione sui mega trends dellevoluzione; modello di sviluppo, democrazia, globalizzazione, diritti umani, pace, nuovo bisogno di persona, nuovi compiti dello spirituale e delle religioni, necessità di liberazione post-razionalista dellintelligenza: una costellazione di centri di interesse attorno ai quali lIstituto ha chiamato studiosi e pratici dei diversi campi da tutto il mondo, per confrontarsi, per pensare insieme e per formulare proposte insieme. Quello che abbiamo ottenuto non sappiamo, e non sta a noi misurarlo nella sua efficacia e nella sua originalità. Ci pare, comunque, che il segno positivo della speranza e della fiducia possa marcare il nostro lavoro almeno altrettanto che il marchio della consapevolezza dellenormità del compito che occorre affrontare, entrando in un mondo in cui forse poco resterà dei paesaggi familiari da cui veniamo; un mondo in cui forse ed è ancora Maritain ad averci avvertito fin dal primo dopo-guerra lo sforzo della creatività deve diventare più forte del nostro bisogno di rassicurazione, nella memoria.
3. Il Piano quadriennale 1998-2001 può dare unidea della "filosofia" e dei grandi temi dellazione culturale che lIstituto si propone di svolgere nel mondo. La lettura che ne potete fare nella brochure, mi dispensa dal farvene un resoconto. Ma mi siano consentite due brevi riflessioni, con cui vorrei concludere questo mio intervento.
Vorrei osservare anzitutto che non sempre si ha la necessaria consapevolezza che il quadro che si va designando per le società, le economie, i saperi e le tecnologie, gli stati e la ragione pubblica in regime di globalizzazione è così nuovo e dirompente che né gli strumenti danalisi che abbiamo a disposizione, né le tradizionali pratiche ed istituzioni di governo collaudate, né forse, gli assetti antropologici nei quali ci troviamo, sono più sufficienti ad alimentare percezioni adeguate di quello che sta succedendo e quindi a rendere possibili le innovazioni proporzionate. E daltra parte sembrano mancare anche i luoghi per alimentare queste percezioni e cavarne indicazioni operative conseguenti: dove oggi ci si può trovare per capire liberamente, per incrociare le ottiche dei saperi particolari, per fare dialogare le differenze di cultura, di interessi e dei bisogni? Dove sono oggi i tavoli delle diversità per studiare i modi e promuovere, oltre che la competizione, la cooperazione? Dove ci si trova a riflettere insieme su dove stanno andando le nostre società, su che cosa possiamo fare perché questo andare abbia una direzione più umana? Fin dallinizio lIstituto Maritain si è voluto come un "piccolo tavolo", o un laboratorio, se volete, per pensare queste cose.
E oggi lIstituto Maritain, anche per effetto di un successo della sua azione e delle suggestioni delle sue analisi e delle sue proposte, è giunto ad una sorta di soglia critica. Da una parte, per essere vitale, dovrà continuare con il suo stile di laboratorio e con la flessibilità del suo minimo di apparato. Da unaltra parte deve cominciare a farsi carico di dare allexpertise accumulata, alle aggregazioni scientifiche e amicali che ha articolato nel mondo in questi venticinque anni, uno sbocco più strutturato e più istituzionale; uno sbocco "in avanti" peraltro, e cioè non verso vecchi assetti istituzionali, ma a partire da questi, versi qualcosa di nuovo negli obiettivi, nella sua organizzazione e nelle sue ambizioni. Qualcosa che, in piccolo, assomigli ad ununiversità di domani: una nuova casa dei saperi, ad obiettivi integrati, internazionale e capace di sperimentare forme di conciliazione tra saper fare professionale e saper essere personale che nel loro divorzio fanno oggi lenigma dei sistemi formativi del nostro modello di sviluppo. Un sogno? Una speranza? Una difficile scommessa. Noi lavoriamo per dare probabilità all'impresa.
4. Autorità, Signore e Signori, Amici: grazie di essere con noi in questa celebrazione anniversaria. Tutto vorremmo oggi, salvo che autocelebrarci. Vi ho detto delle consapevoli percezioni che abbiamo della riuscita del nostro lavoro; devo anche dire delle grandi fatiche e dello sforzo che limpresa è costata: anche perché, per rimanere libera e fedele a se stessa, ha dovuto evitare la seduzione delle facilità garantite; ma vi debbo anche dire della larga fiducia che ha incontrato sulla sua strada, e questa fiducia oggi dopo venticinque anni di lavoro sul terreno vorremmo metterla a frutto come speranza: sul nostro domani, sulla nuova fase dei nostri progetti e, più in là, su un futuro più umanistico-integrale della condizione umana comune.
Página implantada em 21/03/2000